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Mi considero un solitario, mi piace stare con me stesso, riflettere sui miei progetti familiari e lavorativi. Sia chiaro!, non escludo il piacere di stare in compagnia – chi mi conosce lo sa bene – ma di quella “di passaggio” o poco costruttiva preferisco quella ben selezionata.

Leggevo in questi giorni, con interesse e soddisfazione, che le persone solitarie acquisiscono nel tempo una serie di caratteristiche utili alle relazioni. L’apertura mentale verso percorsi inesplorati, l’equilibrio giusto per poter stare bene da sole, consapevoli di poter conoscere se stessi anche per riuscire a star bene con gli altri, il valore che danno al tempo e l’empatia che riescono a generare nel dare e ricevere emozioni. Caratteristiche queste che cerco, condivido e utilizzo nei progetti di comunicazione a valore aggiunto messi in campo per le aziende B2B con le quali lavoro.

Con la pubblicazione del terzo spot della campagna “Strategia che incontrano il futuro” realizzato per il Gruppo Torello, si chiude un progetto di comunicazione avviato nel marzo del 2016. L’obiettivo? Destinare il messaggio a tutti coloro che partecipano alla costruzione della filiera alimentare: cliente, partner/competitor, collaboratore. Il messaggio? Prepararsi oggi ad essere presenti in un futuro da guardare negli occhi con coraggio, speranza e ottimismo.

Questo lavoro, costruito sull’approccio relazionale tra il brand e l’interlocutore, pronto ad accogliere o a respingere, prevede la messa in campo di una comunicazione che non deve escludere ne le peculiarità distintive positive ne quelle imperfezioni utili alla riconoscibilità del brand promosso.

Conoscere l’azienda per la quale si lavora, capire i bisogni e le criticità, significa acquisire quelle nozioni utili ad una comunicazione relazionale leale e sincera.

Non esiste l’azienda perfetta così come non esiste l’uomo e la donna perfetta – ognuno di noi é amato anche con (o grazie) le proprie imperfezioni – così come non esiste il bambino perfetto, ammenoché il bambino non sia David di AI, che, come Pinocchio, persevera nel sogno di diventare un bambino umano, con tutte le sue imperfezioni, purché possa essere amato dalla mamma che lo adotta.

Sono soprattutto le nostre imperfezioni, le nostre diversità a renderci unici; in caso contrario saremmo simili a dei perfetti replicanti, come i centinaia di Mecha che David scopre come copie di se stesso già inscatolate e pronte alla vendita.

Sono imperfette e uniche le pennellate sgrammaticate di Van Gogh, il dripping di Pollock, i volti del periodo blu di Picasso, l’arte degenerata, autentica e leale, che combatte contro la perfetta propaganda dell’arte nazista. Perfino la Gioconda di Leonardo da Vinci, i non finiti e i dipinti della cappella Sistina di Michelangelo non sono perfetti.

Le nostre imperfezioni umane sono perfette per essere amate.

Su questi canoni il gruppo Torello accetta di condividere i propri valori attraverso la 3° generazione, scelta per presentare all’nterlocutore il volto di un gruppo amabilmente autentico che a mio avviso, nella continua ricerca del miglioramento dei servizi, non vuole la perfezione assoluta.

Immagine in evidenza: Kazimir Severinovič Malevič, quadrato rosso, 1915.

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